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Pergola e Guyot

Pergola e Guyot

In Valpolicella le forme di allevamento più utilizzate sono la pergola nelle sue declinazioni e il guyot.
Sono rarissime le forme di allevamento cosiddette a potatura corta poiché corvina, corvinone e rondinella non producono uva dai germogli nati sulle gemme basali dell’anno precedente.

La pergola è la tradizionale forma di allevamento veronese e tuttora fortemente presente anche nelle DOC Soave e Bardolino.
Poiché diffusa su tutta la provincia di Verona ma molto presente anche in Trentino-Alto Adige, subisce numerose interpretazioni in base alle varietà locali e alle tradizionali dimensioni.
Le piante, disposte in file, hanno fusti di altezza variabile tra 1,5 e 2 metri e una o due falde laterali orizzontali che sorrette da fili e palificazioni formano una sorta di tetto piatto o inclinato con capi a frutto (elementi produttivi della vite) disposti trasversalmente alla direzione del filare.
La pergola doppia con i “tetti” perpendicolari al fusto viene tradizionalmente definita “tendone” e fino all’inizio degli anni 90 era la forma di allevamento più diffusa nella nostra zona. Il suo sesto d’impianto era piuttosto ampio e difficilmente si superavano le 2500 piante per ettaro. L’evoluzione del vigneto a pergola ha portato all’aumento dei ceppi per ettaro a fronte di una sensibile riduzione della produzione per pianta dimezzando il numero dei capi a frutto e spesso con una conseguente riduzione il numero di gemme per ettaro.

Il guyot è una forma di allevamento sviluppata in Francia nel XVII secolo che prevede la disposizioni delle viti in filari. Il fusto ha un’altezza che va dai 30 cm a più di un metro e i capi a frutto, piegati e legati nella stessa direzione del filare, hanno la lunghezza massima pari alla distanza tra le viti. Le strutture che aiutano lo sviluppo e il contenimento della vegetazione sono i pali e fili che passando a coppie su entrambi i lati del filare contenendo la vegetazione che si sviluppa in verticale creando una parete omogenea con una fascia grappoli posizionata nella porzione più bassa della parete vegetativa. La disposizione razionale della fascia grappoli e lo sviluppo vegetativo verticale permettono di controllare al meglio l’esposizione al sole e l’arieggiamento dei grappoli. Il corvinone e in particolar modo la corvina sono molto suscettibili alle scottature dell’acino durante l’estate. La perdita della parte di grappoli più esposta alle radiazioni solari è una conseguenza di una bassa resistenza varietale che può essere prevenuta con l’ombreggiamento ad opera delle foglie.
L’esposizione all’aria e una bassa umidità prevengono marciumi e muffe a cui spesso la corvina è soggetta. Ecco che allora un guyot ben gestito può coniugare la sufficiente protezione fogliare con la possibilità di esporre il grappolo alle correnti e alla luce meno aggressiva, ad esempio defogliando la parte bassa della parete nel solo lato rivolto a nord e mantenendola integra verso sud.
Durante la progettazione del vigneto è fondamentale considerare le peculiarità delle varietà che si vogliono coltivare, l’ambiente che ospiterà il vigneto con le sue caratteristiche e l’obbiettivo produttivo desiderato, compresa quindi la densità di viti per ettaro, elemento fondamentale che condiziona la quantità di uva prodotta da ogni singola pianta ma soprattutto la sua funzionalità vegetativa e la sua longevità.
Infatti, aumentando la competizione tra le viti negli impianti fitti, le radici trovano una maggior facilità di sviluppo in profondità piuttosto che lateralmente. Si eleva così anche la resistenza alla siccità e l’interazione tra vite e suolo migliora esaltando così gli effetti del “terroir” legati alla matrice rocciosa.
Un altro effetto è la riduzione delle dimensione di grappolo e acini e una conseguente maggiore concentrazione rispetto a viti più sviluppate.
L’alta densità d’impianto comporta un infittimento sulla fila e tra le file, bisogna quindi adattare anche l’altezza del fusto e della parete vegetativa per evitare che le file si ombreggino tra loro se posizionate troppo vicine o se sono troppo alte.
Un fusto corto come quello del guyot riduce la distanza tra radici e foglie aumentando, per certi versi la velocità di trasporto linfatico se non interrotto da ferite conseguenti ai tagli di potatura.
Il legno vivo del fusto e delle radici sono il “magazzino” per le sostanze di riserva che la pianta accumula fino alla caduta delle foglie. Queste scorte sono utilizzate nelle prime settimane di germogliamento.
A Corte Sant’Alda già dal 1986 per i vigneti nuovi si è scelto il guyot, il vigneto Macie, in cui si produce il Mithas, è stato il primo innovativo (per l’epoca) guyot della vallata.

Il guyot, rispetto alla pergola, si adatta molto bene all’incremento sostanziale della densità. Per ottenere buoni risultati, però, bisogna prendere consapevolezza dei possibili limiti di carattere fisiologico e produttivo tenendo presente anche il contesto territoriale.
È fondamentale rispettare la fisiologia della pianta, molto spesso il viticoltore ha la pretesa che una vite, appena messa a dimora, sviluppi radici profonde e fusto nel più breve tempo possibile per entrare in produzione nel giro di due o tre anni. Una volta iniziata l’attività produttiva ci si scontra col fisiologico bisogno della pianta di crescere per occupare spazio e accumulare legno ma tale comportamento, purtroppo non viene assecondato e, anzi troppo spesso viene considerato un limite. Ecco che allora per far rimanere la pianta nelle rigide geometrie delle palificazioni e dei fili bisogna intervenire con tagli di potatura importanti che spesso danneggiano la pianta con deleterie ferite che, ripetute negli anni riducono la vita della pianta. La pergola può essere gestita con più elasticità dal momento che offre degli spazi di accrescimento superiori (in più direzioni) ma, applicando alcuni accorgimenti durante la potatura, si riesce, pur contenendo lo sviluppo intelligentemente, a rispettare il naturale accrescimento necessario per una lunga vita anche nel guyot. Questo è possibile grazie al rispetto dei flussi linfatici già studiati da Poussart e Lafon che nel 1800 e nel 1900 svilupparono teorie riprese e sviluppate col metodo Simonit & Sirch.
La riuscita e i risultati derivanti dall’esperta applicazione di queste tecniche, però, sono merito di chi in vigneto ci lavora (davvero)!